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martedì 1 marzo 2011

marmotte

Nevicava.
Me la sono presa comoda, dovevo consegnare la busta (giusta) per un appalto all'agenzia xyz e l'ufficio apriva alle 9.
Ieri ho visto "Non è un paese per vecchi", non lo farò mai più da sola.
E poi ho visto "Tutto l'amore che c'è", non lo farò mai più.
Aspettavo la primavera con ansia.
Se io potessi conoscere le ragioni di tutto ciò che faccio, non sarei qui; chissà, forse sarei in una cavità sotterranea a sgusciare le ultime noci e a temere per il prolungamento della stagione fredda.
O forse sarei la protagonista di un film che parla del golf e mi chiederei come è possibile che Will Smith filosofeggi.
In realtà mi era venuta voglia di baciare, avendo sotto mano solo gatto, dopo averlo pacioccato un po', mi sono ridotta a guardare il secondo filmetto e a chiedermi "com'è che non mi è mai venuto in mente di indossare una giacca al contrario?".
Non mi è nemmeno passata la voglia di baciare, anzi, si è arricchita di altre voglie che non starò qui ad elencare.
Ho consegnato la busta giusta, ho sorriso da ebete, ho camminato sotto la neve, guardato fuori dal finestrino del bus, osservato il bianco con la voglia di scendere, inoltrarmi nel bosco e sciogliere un pezzo di quella distesa immacolata con il fiato, le lacrime, il piscio e il vomito. Mi bastava lasciare un segno.
Peccato. Non l'ho fatto.
Resisto, mio malgrado, alle tentazioni.