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venerdì 4 luglio 2014

Scòppole

L'omino maldestro e ripieno delle sue convinzioni
quel giorno scambiò il rispetto, la gentilezza e la discrezione
per genuflessione.
Ricevette in risposta un bel sorriso
aperto
che lo invitava a muovere lunghi e veloci passi
sul sentiero che lo avrebbe portato
dritto-dritto 
affanculo.
Fu un brutto colpo per lui,
più che uno schiaffo morale
fu una scòppola virtuale
ma sempre meglio di una capocciata, vera.

sabato 21 giugno 2014

Diecenni

Era ieri, nel calore avvolgente del tram canicolare già da un paio di settimane, che venivo circondata dall'estate ragazzi. Più bambini che ragazzi.
Maschi, coi maschi, e femmine, con femmine, tranne una, dal nome esotico, occhi azzurri grandi come cartoni animati giapponesi, capelli castano chiaro legati in una treccia lunga. Dileggiava i compagni, e sorrideva alle loro risposte, facendosi dileggiare di cose innocenti da bambini, soprattutto uno, seduto di fianco a me che col tono di voce alto mi sfondava il timpano con la domanda "signora, scusa, che ora è??".
Io ridevo, dal momento in cui si erano riversati in massa occupando l'aria, tutti sudati come solo i marmocchi durante l'estate ragazzi, vocianti e zainati, rossi di sole e calura. Vivissimi. 
Insomma abbiamo attaccato bottone, tra noi bambini sperduti nel viaggio, e l'animatrice, mia figlia pure lei a occhio, al rimprovero -non disturbate la signora- si è sentita rispondere dal diecenne: "ma che disturbo, la signora sta ridendo".
Giustamente. Bravo Leonardo da Vinci, m'ha detto che si chiama così e io a questo punto gli credo, anche se mi fissava le tette.

domenica 4 dicembre 2011

nebbia

Se ne stavano alla fermata del 68, quei due, marito e moglie, 
con una valigia, in mezzo alla nebbia.
Lui pareva nervoso, come solo può esserlo un uomo del sud. 
In più sgrammaticato, ma soprattutto nervoso.
Lei, parlava, ma era una litania sottovoce, come un rosario.
Io poche cose ho capito, drammi di famiglia, 
per ragioni irragionevoli, spiegazioni inspiegabili, faide incomprese.
Lei mormora un lamento, lui passeggia irritato, si gira e le dice:
"..questa volta così, un'altra volto.. scendo. 
Perchè chi la porta, lo prende.
Stavolto scendo e glielo dico, quattro."
Mi chiederò tutta la notte, nella nebbia, che faccia fa uno che gli dici "Quattro".

sabato 26 novembre 2011

endorfino

Ancora non l'avevo provato.
Il riso crudo scottato nel burro appena sciolto diventa più biondo e meno tostato,
si agita più composto il vino bianco versato e sfuma lento lento.
I funghi porcini secchi da mesi si rapprendono nell'acqua calda e, strizzati, ri-odorano come da freschi
si abbracciano al riso e gli attaccano il loro profumo.
Tornano a galla a respirare quando li annego col brodo leggero
e poi di nuovo, vanno sotto e intorno e in mezzo.
Son loro a ruotare il cucchiaio di legno, non io. Seguono la danza.

Qualcuno sa che cucino sul serio con l'operetta, devo solo trovare il costume adatto.

mercoledì 17 agosto 2011

appennino

L'immobilità nello stagno rimbalza sul muschio-lichene.
Papere ferme ad aspettare il botto, mescolate ai manichini d'installazione pre-futurista.
Maschere, colori, odore di mandorle impastate nello zucchero,
nausea perfetta.
Bambini, bambini, ragazzetti, poppanti
e pance rotonde, il paese si moltiplica.
Artisti di strada perfetti, un bancomat dietro il palcoscenico, bottiglie, bicchieri, 
fuoco, sfoglie, salami e vino.
Buskers da tutto il mondo in una sola proloco riportano vento
nel mio cervello cariato,
non senza due barattoli
di porcini sott'olio e marmellata di pesche e fichi.
Il sottovuoto nel ritorno meno mesto, che a casa mi attende il solito casino.

mercoledì 3 agosto 2011

sono una rete da pesca

"Beatrice, alata e potente, leggera e svagata, veleggiava con le sue scarpe basse e un'altezza precisa e puntuale, come se l'avesse disegnata Picasso quando non stava fuori di testa.
Cambiava rapidamente direzione e aveva un passo veloce e svampito. 
Noi, dai tavolini dei bar, la seguivamo fino all'ultimo istante percependo strazianti disagi interni e avremmo voluto lanciare lazi da rodeo e acchiapparla una volta per tutte, con la sensazione netta che lei però si sarebbe liberata con un movimento distratto e lievemente infastidito e, leggiadra, avrebbe ripreso a camminare intraprendendo direzioni che non erano mai le nostre, alimentando un mistero fitto sulle sue destinazioni".
 Hanno tutti ragione, Paolo Sorrentino

Mi ci sono rivista, come in uno specchio, tanto per apparire la snob che tutti credono.
Non riesco più a odiare. Non riesco più ad amare.
Gli spazi sono quelli ora tra un nodo e l'altro, i nodi li ho stretti io con queste mani, da che erano larghi e sformati; è passato il tempo dei melodrammi, delle nottate in bianco a pensare ai sogni di seta e spine.
Dice: stai invecchiando. Non credi più alla rarità, ai momenti belli e sospesi.
Io penso: ora non ci credo, punto e sto andando, col senso del chissene, per me e me soltanto. Guardo i segni sul corpo mio e altrui senza quasi più fare domande.
La rete ha pescato
una lingua morbida
un figlio di puttana
un ladro
un ex professore
un supereroe
non necessariamente in quest'ordine.

mercoledì 15 giugno 2011

dei blogghi

Sono piena di punti interrogativi;
vallo a trovare a quest'ora un buon dermatologo esistenziale 
che ti scrubba i pensieri da dentro,
facendone uscire pura scemenza.
Prima della sera di luna rossa, 
è la giornata mondiale del vento
che si mischia
s'invortica e si alza
piega agita inclina ombrelli e rovescia ombrelloni
gira le pale asciuga i panni sbatte le porte
spettina donne nonne e capelloni
rende pazzo qualcuno
alza la sabbia porta la pioggia disfa i soffioni
sfoglia gli alberi solleva onde e gonne
passa sotto le porte
e trasporta gli odori.
A me quello suo, di essi, di loro, chiunque siano.

venerdì 27 maggio 2011

Anonimo

Sono sloggata nel blog
a intermittenza;
sbloggata insomma.
Blogger, qui, vive di vita sua e mi concede solo l'anonimato,
tranne che in brevi momenti di cui approfitto,
quando mi assiste la fortuna. (Va a culo insomma).
Meglio perchè preferisco il croccantino da passeggio
i piedi nella fontana
la bici comprata al baloon
vivere certe avventure
di papere paperotti conquiste bottiglie vuote e parapiglia.

sabato 30 aprile 2011

chi la fa poi non è detto che se l'aspetti

Il citofono al sabato è foriero di messaggi inascoltabili.
"Buongiorno, mi scusi.. volevo chiederle..
dove secondo lei è possibile trovare la salvezza, in questi giorni?"
Seguono lunghi attimi di silenzio e di riflessione sul significato delle parole
salvezza
trovare
e buongiorno.
Suppongo abbia già provato nel portone accanto.
"Eh eh eh.. ehm.."- risatina sommessa (un punto per l'ironia). "Magari posso ripassare domani.."
Breve silenzio per riflettere sulle conseguenze dell' ehm e del domani.
Ho riflettuto e la sua salvezza, per me, è recuperabile proprio là, alle sue spalle.
Vede, al centro dell'incrocio.
Ma non ora; nel buio della notte fonda, a semaforo spento e lampeggiante.
Dice: sei cattiva.

martedì 8 marzo 2011

d'equilibrismo

Io sono un abitudinario.

E pensi che potresti abitudinarti 
ai miei repentini cambi di abitudine?

mercoledì 2 marzo 2011

e adesso però..

Imberbe occhialuto laureando in architettura 
che vieni a rilegare la tua astuta tesi su la promenade di servizi e relazioni sociali in una cittadina francese (sottotitolo "una vita da dandy, conosco gente vedo cose"),
stai per diventare dottore in architettura, designerizzi forse maniglie ergonomiche in pregiati materiali high tech, ma ancora non hai capito l'uso e la funzione di un serramento?
Chiuso-fa caldo, io lavoro serena.
Aperto-fa freddo, il calore si disperde, io m'incazzo.
Dovresti chiuderti la porta alle spalle se, mentre aspetti, esci per telefonare..
Seconda cosa: è inutile, te lo garantisco, mandare tua madre (tua madre??) due giorni prima a chiedere cose, come, quindi, quando.
No fogli stampati, No tesi. Tua madre non ti salverà.
Arrivare qui un'ora prima della consegna e girarmi attorno, sbuffando e pretendendo da me la fretta che tu (!) non hai avuto, intento com'eri sulla promenade, potrebbe farmi innervosire, alquanto, ma soprattutto rallentare.
Non ti dico poi come mi tartarugo se fai commenti su come secondo te andrebbe rifilato il volume.
Alla fine, in tempo perfetto, ritiri il tuo capolavoro di fatica ultima estrema e non hai neppure i soldi per pagare? 
..e adesso hai rotto i coglioni!!

giovedì 27 gennaio 2011

sghemba

Ho questo problema di pelle, che se non ti sopporto, a pelle, non ce n'è.
Mi sforzo di trovare lembi di conversazione,
senza annusare e senza sfiorare e quindi sembro una povera deficiente;
pur di rimanerti alla larga scavallo tavoli,
mi appiattisco contro i muri,
striscio raso terra e mi faccio piccola.
Ingombri tanto, non per la stazza,
è proprio il tuo essere che invade ostruisce impaccia, 
accupa - direbbe nonna, come il caldo afoso, non mi fai traspirare.
Accorcio le parole e mi arriccio come i capelli mossi al mare.

sabato 8 gennaio 2011

photo-grafia (il sole sorge a ovest)

(luce)
..E sai lei che preferiva fare?
Osservare la scena o l'oggetto subito prima di scattare la foto,
poi dopo il clic, chiudere gli occhi e scrivere, di getto, cosa credeva
sapeva
pensava
di avere visto.
Quando arrivava il momento di sviluppare la foto, 
creava un altro racconto,
nell'incastro delle differenze, nei dettagli, nelle ombre
come accade delle cose che non potrebbero accadere
come nelle leggende
stava compatto
il cielo-nuvole,
colore di asfalto
il giorno ne era pieno
(faticava a esprimersi).
Fino all'ora del tramonto;
quando il sole bucava gli strati
e faceva il suo ingresso a ovest
liquidando il grigio col  giallo.
E si vedevano le ombre dei fiocchi di neve cadere.

(ubi minor)
E quando l'ultimo fiocco toccava terra
era lui che prendeva la macchina in mano.
Diventava lei il timido soggetto, da accarezzare con attenzione.
Guardando a est, al nuovo giorno che era già passato,
al domani che era
verosimilmente
come se l'era immaginato il giorno prima.
Una posa imprevedibile; di quell'imprevidibilità

che non ti mette mica soggezione, no,
di quell'imprevidibilità che ti lascia sorridere perché, male che vada,
comunque il soggetto della foto è sempre lei. Sempre e soltanto lei.
Un'istante di lei.
Un piccolo fotogramma che significa una vita,
una vita da assorbire, da assimilare, da metabolizzare.
con tutto il tempo del mondo.
Una vita che si sviluppa nel chiarore della luna,
luna che sorge, mentre i corpi dormono, abbracciati a formare una conchiglia
che, in sè, racchiude anime di perla.
Domani, oggi, ieri. Il sole e la luna. L'est e l'ovest.
Sono attimi, quando soltanto la luce, impressa nello scatto, 
nella "photo grafia",
può raschiare la pellicola.

lunedì 3 gennaio 2011

dissuasione

Ogni tanto mi prendono quei piccoli momenti di eccentricità.
Niente di paragonabile,
ma ugualmente dissuadenti.

domenica 2 gennaio 2011

LE SEGHE DI DEIV (resoconto romanzato di un incontro fittizio)

Ciò che state per leggere è frutto di due menti alla deriva, ma perfettamente consapevoli di esserlo.
Una sono io,
l'altra è la bionda (ma mora) Grace da Toledo de la Mancha.
Questa è la leggenda del nostro memorabile incontro, a caponata, sul web.

Attenti a non scivolare.


La maestra (ticciar-ovcors) Greiss terminava l'appello in quel preciso istante, quando si sentì lieve lieve il TOC TOC che scardinò la porta, cotonandole i capelli a rastamanna.
Schiusmi ticciar, ai'm veri veri sorri bat ai'm in veri veri ritard, bicos ze chet is on ze teibol. Era Patè, la piccola smazzapalle che ogni tre per due arrivava in ritardo adducendo scuse assurde, ma in un inglese perfetto.
L'urlo di Greiss riempì l'aula, che già era piena di capelli, palline di carta, cartine (solamente geografiche che da rollare sono una merda) e piccoli esseri bipedi dalle faccine spaurite ma in assenza di patos.. quello, Patos, non si vedeva a scuola da 3 settimane, assente ingiustificato.
La ticciar esortò Patè a lasciare la cornamusa nel portaombrelli fuori dall'aula e le disse di sedersi al posto di Patos insieme a Portos, al banchetto accanto a quello di Eros e Thanatos.
La bimba si accomodò, estrasse dallo stivale una bustina di Fonzies e cominciò a rosicchiare mais e formaggio sussurrando ai suoi compagni:
Se non ti lecchi le dita godi solo a metà!
- Orzobimbo! – Esclamò Greis esasperata – Interroghiamo ! Patèpuzzona, fai fare un po’ d’attrito alle cosciotte sotto il kilt e vieni qua!
La smazzapalle si punse con la spilla da balia ed in balia del dolore si avvicinò tracotante alla cattedra .
- Allora, vediamo…chicazzè DAVE ? Come si pronuncia ‘sto nome? Parlami di lui, della sua saga e, uainot, delle sue seghe! – Domandò Greis che intanto si era fatta imbracare dai bidelli sul soffitto.
La maestra si rilassava tantissimo grattugiandosi la testa e ricoprendo di neve artificiale (forfora), a una distanza di gettata di 6 metri, la copertina nerastra della sua agenda 007, licenza di uccidere.
-Fai la BRAVA..Luce...PARLACI DI DAVE, su su!-
Ora, Patè era brava, buona, gnocca e alquanto tritamarroni ma giurò e spergiurò su Fatima, Lourdes e financo O'Telma che non aveva mai e dico MAI conosciuto 'sto tale Dave. Maestra Greiss, può essere che sia una spia, un ologramma, un ectoplasmon?
Poi, schiusmi, ticciàr, minchia, proprio di fianco a questi mi deve far sedere??
Zanatos è bianco e freddo come la morte, l'altro non cià cazzi se non di cantare nasale.. e Portos, vabbè, lasciamo perdere.
Io me ne torno a casa, ticciàr. M'è venuto il dito medio a scatto.
Comunque se vuole, chiedo a mio fratello e domani le porto l'argomento
"LE SEGHE DI DEIV"..
- Piuttosto che portarmi l'argomento, vedi di portarmi DEIV in carne ed ossa. -
Disse Greis, immersa in una nuvola d'alito al Taleggio di Patè. 
- Vorrei presentargli una mia amica. Si chiama DOVE, è una ragazza dolce, esfoliante,morbida ed idratante. Ha un solo difetto: ha una breve durata se lasciata troppo in umido! -
Sissì, ho capito, ticciàr Greiss.. mi boccia anche quest'anno.
Ma io la saponetta, non la raccolgo, comunque.

ZE END TU BI CONTINUID..

Cosa vi aspettavate?