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lunedì 12 ottobre 2015

Le senti queste voci

A me mancano le voci, ultimamente; non so se per 'sta mania di messaggini e chat che porta a un punto rarefatto le conversazioni, o perché vivo sola, cosa che presenta qualche svantaggio se non hai a chi sfrangere i marroni.
Il più è che mi mancano pure le vocine interiori.
Tutte zitte, le sento che sciabattano indaffarate, una si sta spazzolando i denti e un'altra beve il caffè, quella che soffia; una legge, una fa le parole crociate e rosicchia la penna, l'ultima fissa il nulla e tira su col naso.
Stamattina me ne serviva
una a cantare Lollipop
una che mi registrasse la segreteria, che io nemmeno ho
una a indicare per di qua per di là. No, di là no
una del sorridi, ancora, ma più dentro e ricordati di fare pipì
una che devi farti vedere da uno bravo
una che non sei buona solo per qualche trombata, credimi
una che fatti abbracciare
una dell'aiutati che il cielo manca.
Invece stanno mute, le stronze.

domenica 6 gennaio 2013

tre metri sott'aceto

Era nata, una volta, e si chiamava Teresa, e cuciva asole per abiti coi bottoni blu. 
Solo blu. Tante sfumature e tonalità,  ma a riassumere, tra un azzurro chiaro e un oltremare, come vuoi chiamarlo?  
Era un posto come un altro la sartoria, col pavimento marrone, che stonava con qualsivoglia blu.
Teresa non aveva incubi perchè non li produceva e non aveva speranze perchè non sapeva la paura. Stava ignorante di amarezze e delusioni, si nutriva del succo aspro di coraggio, molto simile al liquido trasparente in cui galleggiava l'ultima cipollina; sarebbe sopravvissuta, lo intuiva, più del tempo misurabile, nella disinfezione di un metodo antico e superbo come il sottaceto. 
Il segreto era: cominciare da un crudo hors d'oeuvre, che per il pasto completo, diceva, c'è tanto, tanto, tanto di quel tempo.

martedì 26 aprile 2011

è variabile

Pensandoci.
Mi vengono in mente questionari interi di domande da farti con risposte aperte.
Troppo aperte.
Mi immagino possa svilupparsi una sorta di corrente del Golfo 
che scompiglia te me i passati i presenti
creando una distesa di terra verde, ocra e rossa.. sì, hai capito bene.
E poi calzini raggomitolati che scappano, 
pallotte di pelo ispido 
e un tavolo stretto e lungo, con due sedie (una a sud e una a nord), 
che pian piano si accorcia mentre avanza il questionario 
e diminuiscono le portate.
Sono una tegola di tetto scoperchiato, in questa giornata.
Fa bene a non piovere. Almeno qui.

sabato 26 febbraio 2011

L'oroscopo mi sta sul culo, beatoallui.

Non ce la faccio a essere seria, a prendermi sul serio; temo sempre di disintegrarmi come la carta di certi libri, che si sbriciola se la smuovi troppo.
Mi accolgo così come sono, uno scaracchio sputato su questa terra, un essere fra tanti, una penna se scrivo (ma anche se sono arrabbiata), due dita se digito, perchè di più non le voglio usare. Due o quattrocchi a seconda dell'ora del giorno.
Ho imparato ad accettarmi, ad affettarmi, a squartarmi; sono carne ma carne viva e finchè lo sarò, lontana dal bancone della macelleria. Petto, cosce e ali.
Conservo quello che possiedo di più caro: l'amore e il mio pc portatile.
Con la certezza che mi abbandoneranno entrambi per eccesso d'usura.
Con la certezza che ne avrò fatto buon uso, però.

martedì 22 febbraio 2011

la sfida finale

Sarà, ma mi manca il momento della sfida finale, quello col mostro di fine livello che lo devi fare settantacinque volte prima di sconfiggerlo.
Oppure fai come ho fatto io dopo la 16esima, ti fai dare il codice e giochi in modalità IDGOD, cioè sei Dio.. puoi sparare col bazooka contro un muro a due micron di distanza e il rinculo ti fa l'effetto delle bollicine della gazzosa.
Si, mi piaceva giocare a Doom, mi piaceva giocare a Magic e ho anche giocato di ruolo, fanciulla gentile che sono. Spaccavo il culo ai passeri.
Per sbaglio mi capita di osservare in streaming la faccia gonfia di Cota, lo sguardo acuto penetrante e svagato di Gasparri, il sorriso avvilito di Franceschini e i capelli frisè(ggianti) della Conchita nazionalpopolare, che parlano di colonnelli, dittatori, talebani e loro amici di lettone, quando mi viene la voglia irrefrenabile di organizzare un torneo misto tra me e loro, ma con regole mie e come decido io.
Primo, gli tappo tutto: terre, paludi, foreste, orifizi, centrali nucleari e qualunque genere di mana possiate immaginare e loro MUTI. Ma qui nessuno ha mai picchiato nessuno, mai stato violento, mai istigato alla violenza.. Dici, non si può? macchè, le regole le faccio io indi oltre all'aver tappato, c'è l'incantesimo diarrea fulminante implosiva se apri bocca per lamentarti.
Secondo, gli lancio l'istantaneo specchio delle altrui brame. Dallo specchio viene fuori Calderoli col maiale, Cota si eccita, Gasparri ha un embolo ma prima si fa schiaffeggiare, e dal maiale e da Conchita, mentre Franceschini sorride avvilito.
Nel muto caos generale, evoco l'angelo nero della vendetta, il mostro finale, il demone delle fiamme delle anime perdute di chivv'estrammuort!
E loro, in tutto questo, MUTI. Per sempre.
Alla fine, però, è solo un gioco.
Spengo che è meglio.

giovedì 16 dicembre 2010

l'ora esatta

Anche un orologio rotto, due volte al giorno, segna l'ora esatta.
Mi voglio inglobare in questo oggetto coi meccanismi andati
e, nell'errore, trovare il posto per cio che è.
Ogni 12 ore per un istante apprezzare l'errore che è fuori
aldilà
prima e dopo.
Una volta giorno, una volta notte.
Una vita asincrona (retrò-futurista)
che attende di compiere il momento "esatto".