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giovedì 8 ottobre 2015

Favole per gattini 2di?

Come era arrivato, lì? 
Le domande nascono spontanee quando raggiungi certi livelli 
e non sei stato tu a salvare il gioco. Non nel tuo hard disk.
Ma poi le giornate trascorrono, a mezzanotte i rintocchi siglano la fine della giornata a favore del "salva su disco?" 
e inizia quella del "salva con nome?".
Servono i nomi. 
Gli uscì di urlare USCITELI e intanto !Genio!! correva, felice, a perdifiato 
seguendo quel profilo con un dito.
Cazzo di stalker. 
Nel frattempo un saggio confessava di non esser nato proctologo, 
bensì opinionista di quarto grado. 
Non rimaneva che fare la conta: 
"Ambarabà ciccì cocò, tre civette, si.. E i marò?"

mercoledì 7 ottobre 2015

Favole per gattini di facebook 1di?

Quella notte il !Genio!! dormì sul suo letto di rucola e decise di non puntare la sveglia ma di spararle a casaccio. 
Tenne accesa la lampada, sua antica dimora, per abbronzarsi come Carlo Conti o Cassius Clay; poi dovette arrendersi e confessare a se stesso che gli era sempre sembrata più una teiera, o un samovar, tanto caro agli scrittori russi, così in loro onore tirò su un muro di fette di salame ungherese e preparò un'insalata con maionese vegana. Quand'ecco una voce sussurrare:
" Io sono giapponese e la maionese vegana non esiste.. 
Ma se vuoi hai tre desideri a disposizione. 
-Davvero?  
No. Però mi diverto così." 
A quel punto si zittì, lasciando dietro di sè una scia chimica, due mozzarelle vaccine (autistiche) e la scritta CIAONEEE così come si legge.

domenica 7 settembre 2014

melting pot (salutama'ssorreta)

Può bastare un'ora, a bordo di bus, per ascoltare umani, che si spostano, 
sfregiandosi con le parole.
Ho visto, nell'ordine
egiziani litigare con rumeni
rumeni litigare con maghrebini
maghrebini litigare coi cinesi
cinesi litigare con albanesi
albanesi litigare con italiani
italiani litigare un po' con tutti
e rinfacciarsi paesi d'origine, ingiuriare morti di famiglia, intercalare con divinità di terra cielo e mare di ogni angolo del mondo.
Mi sono chiesta cosa non funziona tra testa, cuore e pelle.
Le ossa, forse, quelle non reggono, e le cartilagini;
pare un'umanità artritica in un pianeta troppo umido.
E' la globalizzazione dei difetti, l'appartenenza a un paese che diventa regione che diventa provincia che diventa quartiere che diventa cortile che diventa il soggiorno di casa tua.
Dove si rovescia il sangue.

domenica 29 giugno 2014

nuvole di draghi

Un giorno di penombra distratta e nuvole, di draghi bellissimi, lo specchio mi riflette un angolo. 
Solo un pezzo, di una casetta di lumaca sulla schiena. 
C'è scritto: l'hai rubata! 
No dico, e la coda di sirena è mia, che fai, tocchi! 
Stanno tutti a guardare in quel microscopico angolo di riflesso rotto, me, che invece sto ammarmocchiata come un bambino a far la pipì. Mi scappava, non è meglio lasciarla andare? 
Trattenere dovrebbe essere reato, tranne la modica quantità, per uso personale. 
Trattenere infiamma senza criterio, invece che davanti a un bel falò, mi sarei ritrovata in un rogo. 
Come le streghe.
Perché non lo stendi bene, quel destino, appena lavato? Lo sanno tutti stirarlo non serve, se lo accarezzi con le mani, due pinze e si asciuga al vento. Vedrai.
Pieno di strappi che te lo porti appresso. Io l'ho ricucito e rattoppato e non mi copre mai tutta. Preferisci i piedi, scoperti nudi. Le braccia lunghe, tanto, che sono i rami di ogni stagione. Le gambe. 
Io non le accavallo mai, ad esempio.

martedì 9 luglio 2013

rendicontazione (la stupidite solitaria)

Per l'esattezza sono passati  32 secondi da che avevo preso un'importante decisione, ed  ora, ho rimosso; ricordo che era importante la questione da dibattere, ricordo che la decisione era presa - e da lì non si scappava. 
Eppure adesso, qui, dici che mi ritorna in mente? 
No. Si scappava, dunque.
Io non so con chi avete a che fare.
E' un periodo diverso e, lo scrivo tra parentesi, (difficile), senza spiegarne il come, perchè ognuno ha il suo;  il suo diverso, insomma.
Adesso tutto mi fa strano, c'è chi corre, chi è rimasto indietro, chi scarta di lato e ti sposta, chi all'improvviso cambia direzione e ti travolge. Lo so che è sempre stato così, ma ora mi fa strano.
Allora mi cucio abiti di gommapiuma, indosso pattini a rotelle (per l'accelerazione), tiro forte i freni per non schiantarmi sul muro, che io coi muri ho un feeling, ci parlo, li guardo, mi ci appoggio, li scavalco con disinvoltura,  li prendo a testate.
Solo non li abbraccio, perchè è troppo difficile. 
Scordo anche chi sono, spesso, come sopra, come prima, come sempre, per cui lo scrivo qui: io di me so che non ho mai chiesto aiuto, utilizzando la parola aiuto e l'allocuzione ho bisogno, mai chiesto affetto a voce, mi sono limitata alla vicinanza di pelle,  
spalla-collo, labbra-fronte, mano-guancia
e soprattutto ho tanta confidenza ma con pochissimi, perchè mi sento meglio col cuore piccolo ma elastico piuttosto che largo e sformato, come per le mutande. Poi faccio sogni improbabili, la verità..
Dicono che è il periodo a ispirare la rendicontazione e la matematica mi piaceva pure, ma questa storia del dare-avere a me non è mai tornata; sarà che non so mettere solo due piatti su una bilancia.
Forse è di questo che volevo scrivere ma ora devo scolare la pasta.

sabato 2 febbraio 2013

sogni mitologie estinzioni

Il Creatore in quei giorni riteneva che ci fosse un po' troppo casino nel giardino dell'Eden.
Da quando aveva lasciato carta bianca all'amministratore delegato, non ci si capiva più nulla dei nomi, delle cose e del perchè; soprattutto non si capacitava di come avesse potuto fidarsi di quello, l'ultimo a cui avesse dato un nome.
Ricordava solo che si stava riposando, dopo l'estenuante fatica per la divisione della notte dal giorno e del brunch dall'happy hour, quando questo tizio, anziano già allora, gli aveva bussato sulla spalla
"scusa, Signore.. "
e lui si era infuriato urlando E_NOeh!!, che quello si era appropriato dell'appellativo, nonostante il cazziatone. Se sono Signore mi dai del lei e mi dici "Scusi, Signore".
Comunque aveva osservato le sue creazioni, coi nomi suggeriti da quello e aveva cominciato a innervosirsi.
C'erano il pettirozzo*, uccello coraggioso ma assai cafone e sbrigativo;
il baritonno pesce dalla voce profonda che però deliziava solo gli abitanti del mare;
il dobarman, un cane a preparare cocktails;
il cormonano, pennuto piccolo,troppo, troppo, troppo piccolo;
il pesce spalla, che se non stavi attento ti rubava le battute;
la scoloprenda, così altruista e magnanima ma sempre e solo delle cose non sue;
il bue meschato*, quello faceva faville nei club priveè;
il pappagorgia*, volatile sosia di Aldo Fabrizi;
l'uzignolo che era un pericolo pubblico;
il pescecanne*, lento merluzzo giamaicano;
l'anasconda, timida ricettatrice;
il trichecca*, tutto brillante di paillettes, in mezzo alla neve;
il pirlanha*, pesce aggressivo ma sciocco (da non confondere col perlanha, dalle soffici squame);
la giraffaella*, dal collo lunghissimo e la frangetta biondo platino;
l'orso polase*, un grosso mammifero sempre a corto di sali minerali;
il labbrador. Il labbrador... su quello aveva esaurito i commenti. 
Destinazione: estinzione.
E poi gli erano comparsi davanti questi altri, che quello diceva di dover salvare; "Scusa, signore:"  e di nuovo!! io questo lo faccio invecchiare male.
"E vabbuò, l'hai detto tu che manderai la perturbazione schiattamorto e qui rischiamo di annegare".
"Vediamo che si può fare." Ma no, non si capacitava.
Ad esempio, il mangusting. Quello si era riprodotto che non aveva neanche 9 giorni, con 'sto harem di femmine e mica ci stava poco a trombare. Ore e ore e ore. 
Meglio farne due, uno cantante , l'altro femmina. Punto.
E la tartarucola? ma che ci stava a fare la rucola sul carapace, finchè non inventava la pizza e il fiordilatte e i pomodorini? Guardò la forca assassina e disse "sei tautologica così, mi spaventi tutti gli altri.
E tu, eleante.. ma che nome è?? cosa sei, una domanda inevasa? un armadio senza stagioni?? Già che nulla si distrugge se l'ho fatto io o il bosone o Higgs, alla prossima alba del mondo ti prendi quella effe.
Ok, se ci siete tutti, salite sulla Barca di Noè."
"Aspetta, signore"
Io questo lo affogo.
"C'è ancora il lomrico."
"Che?"
"Il lomrico."
"Allora dai, anche il loc.. lorm..il lorc..
Salite a bordo di questa cazzo di -Arca, se abbiamo finito." 

* il legittimo proprietario dei nomi col cappello d'asterisco non verrà citato, se non dopo compenso/mancia/tinteggiatura pareti/lettura della mano/piega lunga/soggiorno termale all inclusive. 

domenica 6 gennaio 2013

tre metri sott'aceto

Era nata, una volta, e si chiamava Teresa, e cuciva asole per abiti coi bottoni blu. 
Solo blu. Tante sfumature e tonalità,  ma a riassumere, tra un azzurro chiaro e un oltremare, come vuoi chiamarlo?  
Era un posto come un altro la sartoria, col pavimento marrone, che stonava con qualsivoglia blu.
Teresa non aveva incubi perchè non li produceva e non aveva speranze perchè non sapeva la paura. Stava ignorante di amarezze e delusioni, si nutriva del succo aspro di coraggio, molto simile al liquido trasparente in cui galleggiava l'ultima cipollina; sarebbe sopravvissuta, lo intuiva, più del tempo misurabile, nella disinfezione di un metodo antico e superbo come il sottaceto. 
Il segreto era: cominciare da un crudo hors d'oeuvre, che per il pasto completo, diceva, c'è tanto, tanto, tanto di quel tempo.

giovedì 13 dicembre 2012

l'ultimo dei trenta

Quindi, per quest'anno, a sentimento e su suggerimento, 
compio 22 anni;
l'anno scorso erano 78,
l'anno prossimo saranno 13, suppongo ma non ne sono certa.
La consequenzialità del tempo è stata sempre un mistero per me, di certo non il mio punto forte, in effetti non so di cosa sto parlando e nemmeno è un argomento interessante.
Nel frattempo, quasi come in quel romanzo famoso di Oscar Wilde, la mia fototessera invecchia più di me, ma forse è normale, capita a tutti o più probabilmente dipende dal fatto che ho dimenticato la foto nei jeans, prima del lavaggio.
Io non ho fatto patti col diavolo nè ho intenzione di vendere l'anima senza rilascio di regolare ricevuta/fattura, che magari almeno quella riuscirò a scaricarla dal 730.
Ora, con vera spontaneità, fatemi gli auguri, checcazzo (con affetto, s'intende)..

venerdì 13 maggio 2011

qvasi


Blogger sfotte.