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sabato 2 maggio 2015

Intercapedine (tra me e me)

È trascorso un anno da che nonna, 91enne allora, afflitta, come sempre è stata, da immaginari complotti familiari ai suoi danni, ma sempre caparbia nel rompere gli equilibri altrui (e così anche i coglioni), veniva colta da un "leggero infarto", testuali parole da cardiologo ospedaliero. 
Di leggero a 90 anni ci sono solo le ossa, la pelle e il brodino, penso io. E invece.
A vederla, più che un piede mi sembrava avesse nella fossa il mezzo busto compreso. 
Da autonoma deambulante spaccaminchia era ora inerme non più autosufficiente, per quanto ancora spaccaminchia.
Un anno. 365 giorni, memorie brevi perdute, un trasferimento in presidio assistenziale, visite. 
Da allora, nonna è un highlander, senza spada, senza kilt, senza nemmeno lo sguardo vacuo di Cristopher Lambert. Le sono cresciuti capelli più folti di quando è entrata e ha scoperto il ginseng nella macchinetta per le bevande, quindi, presumo, i capelli le torneranno castani.
E credo taglierà la testa, a tutti, prima o poi, se non in un garage illuminato da luci blu al neon, almeno nella sala mensa della casa di riposo; con sommo disappunto dei 4 figli e dell'Inps.

martedì 31 luglio 2012

piccole cose di felicità (mia)

il gatto delle nevi



arcodoppio, giusto un attimo

figuranti


il gatto alla frutta
il gatto divano



nascondino


l'insonnia dell'alba

atterra



la parmigiana di melanzane


cuore di pietra rosa carne

domenica 9 ottobre 2011

carne di papera*

Arriva il friccico dalla finestra, a farlo apposta e io mi avvolgo come salamella nella coperta un po' pesante; quasi quasi come stare nel bosco.
Mi piace.
Vien su quella pelled'oca* da spauracchio d'incubo notturno
da emozione d'amore
da vento intorno a un falò serale che ti costringe a ruotare come un girarrosto.
Eh no che non lo posso fare il teatro, caro amico, arrossisco dei miei stessi pensieri, mi imbarazzo dell'altrui imbarazzo, mi si arrizza ovunque quella carne di papera e non è bello presentarsi ispida come un porcospino davanti al pubblico, perchè quand'è così anche il capello sconfigge la gravità. Di conseguenza, io mi copro, che ironia.
Dannato e sensibile cuoio capelluto.
Cuoio capelluto.. perchè mi fa pensare di avere in testa un mocassino?

lunedì 10 gennaio 2011

questo blog si autodistruggerà quando lo dico io

I compartimenti stagni mi inquietano, se non dentro una nave.
Il british mi impalla, Monthy Pyton esclusi, s'intende.
Odio pettinarmi e, anche quando lo faccio, l'ombra della mia testa proiettata sul muro sembra quella di Tinky Winky. La prendo con filosofia. 
Ho finito le ferie. Posso ricominciare con le stronzate.

martedì 7 dicembre 2010

a volte non lo so cosa volevo dire

Riposa beato di giorno
a gambe nude
le allarga e le stende, riprende le forze
respira leggero
solo muove le dita, come cercasse.
Si allena.
Questa sera arriverà,
per scompigliare i capelli
intrecciarli
annodarli
come rete da pesca
per farfalle d' acqua.

lunedì 29 novembre 2010

accostamento

Era una persona particolare.
Trapelava dallo sguardo obliquo.
E dalla leggera zoppìa, a destra, compensata dall'asimmetria della cotonatura ai capelli, a sinistra.
E dal cappotto svasato in senso contrario, stretto al fondo e largo sulle spalle.
E dall'accoppiata geniale dell'acquisto: un hard disk esterno da 1,5 TB e uno spray rivitalizzante per capelli.
La cassiera la osservò e disse "Tutto qui?"
"Si -rispose- il calzascarpe per mancini non l'ho trovato."
E si allontanò così, di profilo, slittando a lisca di pesce.

mercoledì 28 luglio 2010

ma "tricotico" non esiste sul dizionario.. ?

Lo stomaco impellicciato non è mai stato un grosso problema.
Ma quando è troppo, è troppo. Ti intoppa.
Che poi mi sono chiesta, il pelo è meglio averlo esterno allo stomaco, tipo copertura, tipo sciarpetta, per proteggersi da intrusioni fastidiose come insetti infestanti?
O meglio interno, tipo isolante, tipo coibentante, per aiutare gli enzimi a digerire le peggio cose?
Senza pelo è impossibile, a parer mio, ma lo faranno il trapianto del (ca)pel(l)o sullo stomaco?
E sulla lingua? certa gente ha zerbini pastosi posizionati all'ingresso -che diventa uscita- e li usa per strofinarci le parole.
Arrivano a te così, ripassate in superficie, pagliacce e finte e ti tocca ingoiarle, svestirle e strigliarle.  Con le tue spazzole gastriche..
Questa società è ipertricotica.