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mercoledì 18 maggio 2011

question time

Fra-ttanto che passa a'jurnata
io mi pongo (e mi dasso) come una che dorme poco e male
sogna fra-ttaglie
si dedica all'amica del cuore fra-ternamente
e spera che ogni giorno almeno uno dei suoi spasimanti (fedi-fra-ghi)
si storca un pochetto l'alluce
e così fra-stornato si domandi: what time is it?
La risposta è fra-nca da parte mia: 
è ora che te ne vai affanculo.

martedì 26 aprile 2011

è variabile

Pensandoci.
Mi vengono in mente questionari interi di domande da farti con risposte aperte.
Troppo aperte.
Mi immagino possa svilupparsi una sorta di corrente del Golfo 
che scompiglia te me i passati i presenti
creando una distesa di terra verde, ocra e rossa.. sì, hai capito bene.
E poi calzini raggomitolati che scappano, 
pallotte di pelo ispido 
e un tavolo stretto e lungo, con due sedie (una a sud e una a nord), 
che pian piano si accorcia mentre avanza il questionario 
e diminuiscono le portate.
Sono una tegola di tetto scoperchiato, in questa giornata.
Fa bene a non piovere. Almeno qui.

sabato 8 gennaio 2011

photo-grafia (il sole sorge a ovest)

(luce)
..E sai lei che preferiva fare?
Osservare la scena o l'oggetto subito prima di scattare la foto,
poi dopo il clic, chiudere gli occhi e scrivere, di getto, cosa credeva
sapeva
pensava
di avere visto.
Quando arrivava il momento di sviluppare la foto, 
creava un altro racconto,
nell'incastro delle differenze, nei dettagli, nelle ombre
come accade delle cose che non potrebbero accadere
come nelle leggende
stava compatto
il cielo-nuvole,
colore di asfalto
il giorno ne era pieno
(faticava a esprimersi).
Fino all'ora del tramonto;
quando il sole bucava gli strati
e faceva il suo ingresso a ovest
liquidando il grigio col  giallo.
E si vedevano le ombre dei fiocchi di neve cadere.

(ubi minor)
E quando l'ultimo fiocco toccava terra
era lui che prendeva la macchina in mano.
Diventava lei il timido soggetto, da accarezzare con attenzione.
Guardando a est, al nuovo giorno che era già passato,
al domani che era
verosimilmente
come se l'era immaginato il giorno prima.
Una posa imprevedibile; di quell'imprevidibilità

che non ti mette mica soggezione, no,
di quell'imprevidibilità che ti lascia sorridere perché, male che vada,
comunque il soggetto della foto è sempre lei. Sempre e soltanto lei.
Un'istante di lei.
Un piccolo fotogramma che significa una vita,
una vita da assorbire, da assimilare, da metabolizzare.
con tutto il tempo del mondo.
Una vita che si sviluppa nel chiarore della luna,
luna che sorge, mentre i corpi dormono, abbracciati a formare una conchiglia
che, in sè, racchiude anime di perla.
Domani, oggi, ieri. Il sole e la luna. L'est e l'ovest.
Sono attimi, quando soltanto la luce, impressa nello scatto, 
nella "photo grafia",
può raschiare la pellicola.

martedì 30 novembre 2010

sudamé

Io dovevo nascere al sud.
Sono fatta di sole, per il sole.. camminavo sotto la neve, sì, con la faccia all'insù per baciare i fiocchi, ma sotto sotto io lo so che aspettavo.
Può piacermi una volta la neve, il sole invece mi piace sempre.
Perchè nel caldo è la mia casa, nel vento che frusta il mare, nella canicola delle masserie, con gli sterpi e la terra assolata e la sabbia che ti punge.
La sabbia che ti entra negli occhi, ti gratta la schiena, ti si infila negli slip e nelle scarpe e te la porti in casa; non c'è verso di ramazzarla, la puoi solo aspirare, ma tanto torna, perchè sta anche nell'aria.
Non potrai sapere cos'è il pulviscolo finchè non metti piede in casa mia. Dopodichè il tuo piede sparisce. Nel pulviscolo.
Io sono il meridione.


che mi capita di fare un commento qui e viene fuori il delirio.